Inquinamento Atmosferico da Amianto in Ambiente Urbano

L’emissione ambientale di fibre di amianto è dovuta ad attività di origine antropogenica. Sorgenti emissive di questo tipo sono costituite dalle varie attività industriali produttive, dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti e dall’uso finale o dal degrado dei manufatti in esercizio. Una volta emesse nell’atmosfera, le fibre di amianto possono percorrere distanze considerevoli a causa delle loro proprietà aerodinamiche. Poiché esse sono poco suscettibili di trasformazioni chimiche, gli unici meccanismi attivi di epurazione sono il dilavamento da parte delle piogge e della neve (OMS, 1987). Normalmente le fibre di amianto costituiscono solo una limitata frazione dell’aerosol fibroso presente nell’atmosfera. Riguardo alle dimensioni delle particelle fibrose che più interessano gli effetti biologici negativi per la salute dell’uomo, è ormai opinione scientifica consolidata che le fibre aventi lunghezza maggiore di 5 pm, diametro inferiore a 3 J.l m e rapporto di allungamento maggiore o uguale a 3:1 devono essere considerate maggiormente attive e sono definite come “fibre regolamentate” (FR) (OMS, 1987). La determinazione delle concentrazioni delle fibre nell’atmosfera degli ambienti di vita si presenta particolarmente complicata, in quanto è generalmente necessario un approccio analitico che richiede l’uso di tecniche strumentali sofisticate, come la microscopia elettronica analitica (a scansione o SEM oppure a trasmissione o TEM), le quali comportano un impegno considerevole sul piano delle risorse umane (tecnici esperti), delle risorse finanziarie, nonchè del tempo. Questa situazione ha limitato la disponibilità di dati, ancora oggi abbastanza scarsi e difettosi di sistematicità. Nelle linee guida per la qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati riportati in sintesi i seguenti dati (OMS,1987): – nelle aree rurali (lontano da sorgenti emissive antropogeniche) le concentrazioni, in termini di FR, risultano inferiori a 0,1 fibre per litro di aria (f/l); – nelle aree urbane le concentrazioni possono variare tra 0,1 e l f/l, con punte che non superano le 5 f/l in prossimità di specifiche sorgenti emissive; – negli edifici con presenza di materiali contenenti amianto (MCA), anche friabili, i livelli medi di concentrazione non superano l f/l con punte che possono raggiungere le 10 f/l in specifiche situazioni di estrema gravità (Marconi, 1993; Marconi e al,1993). Da sottolineare i risultati riportati in  pubblicazioni dei primi anni 90, riguardanti le concentrazioni di fibre di amianto nell’ aria urbana delle seguenti città italiane: Milano, Casale Monferrato, Brescia, Ancona, Bologna, Firenze, Roma e Orbassano (Chiappino e al,1991; Chiappino e al, 1993). Le città sono state scelte in base alla posizione geografica, alla struttura geologica dei terreni circostanti e alla presenza di: – estesi insediamenti industriali; – specifiche attività industriali utilizzanti amianto; – estese superfici di coperture in AC. Le postazioni di misura sono state scelte in modo da essere rappresentative di zone: – ad alto (Al), basso (A2), nullo (A3) traffico autoveicolare; – industriali (B l), con possibile dispersione di amianto (B2), con probabile dispersione di amianto (B3). I risultati riportati dall’indagine sono riassunti nella tab. 1.4. I dati rilevati dimostrano un andamento decrescente dell’inquinamento dal Nord Italia al Centro, che gli autori attribuiscono all’utilizzo decrescente delle coperture in AC ed al minore impatto su quelle esistenti delle piogge acide e soprattutto del gelo. Pertanto, secondo gli stessi autori, le coperture sarebbero tra le più importanti sorgenti di dispersione ambientale di amianto. Concentrazioni di amianto nell’aria urbana di alcune città Italiane Inquinamento Atmosferico da Amianto in Ambiente Urbano Tab 1.4 Tuttavia, le concentrazioni rilevate in località non alterate da interventi dell ‘uomo convalidano gli orientamenti attuali che considerano il valore di 1 f/l come livello di fondo di origine geologica e, quindi, come livello di riferimento per l’ambiente generale di vita. In effetti, pur in assenza di valori standard di riferimento legali, può essere preso in considerazione il valore guida proposto dall’OMS per l’aria degli ambienti di vita. Esso è pari a 1 f/l (FR di amianto), misurata con la SEM. Tale valore è basato sui dati ambientali disponibili e su stime di rischio cancerogeno per le varie tipologie di popolazione esposta, ed è considerato un limite accettabile per l’inquinamento da amianto degli ambienti di vita (OMS, 1987)…”Io, preferisco: 0 f/l”.

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